domenica, Marzo 3, 2024
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“Il mare” come metafora della vita

by Federica Grisolia
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Stare a galla con coraggio alla ricerca di nuove rotte

Forse, tutta l’esistenza è solo una lunga nuotata in mezzo al mare. Una scoperta che puoi fare solo avendo il coraggio di bagnarti. Talvolta siamo travolti dalle correnti, sballottati tra i flutti. E’ una metafora l’intera opera di Stefano Mauro, dal titolo “Il mare”, che paragona la vita ad un’avventura tra le onde, alla continua ricerca di nuove rotte. Il romanzo interiore, pubblicato nella collana “I Diamanti della Narrativa” dell’Aletti editore,non è solo la narrazione di un viaggio, quello del protagonista, ma è un pretesto per raccontare una storia d’amore o – più onestamente – un mero escamotage per parlare della vita.

«Il mare – racconta l’autore, ingegnere per professione, che vive ad Aprilia (in provincia di Latina) – è una metafora utilizzata per suggerire il movimento e la fluidità continua delle nostre vite. Come un’imbarcazione sul mare, ci si può trovare in balia dei flutti o viaggiare sereni nei giorni di bonaccia, così accade per tutti gli esseri umani. Questo comune denominatore definisce il carattere essenziale del genere umano e costituisce il lungo filo conduttore che ci accomuna intrecciando indissolubilmente le nostre le vite». Il racconto si stratifica su diversi livelli; ogni tema è un pretesto per fare una riflessione sulla vita, che non è più solo quella del protagonista. Ciascuno di noi, giorno dopo giorno, cerca di tracciare le linee della propria esistenza ma, puntualmente, vengono cancellate e modificate, proprio come fanno le onde del mare sulla sabbia. Infatti, la vita stravolge i piani. Il ruolo della scrittura diventa, dunque, quasi taumaturgico. Il prodigio è quello di far emergere ciò che, solitamente, resta nascosto. «Quando scrivo – afferma l’autore – penso a soddisfare la mia esigenza primaria: buttare fuori qualcosa che ho dentro, alleggerirmi di un peso».

Ritmo e musicalità sono, inoltre, gli elementi stilistici che contraddistinguono l’opera. «Cerco di trovare un tempo, creare un ritmo e poi continuo a seguirlo. Desidero che le pagine siano una danza di parole, un continuo movimento». E, proprio come avviene per le cose più belle e spontanee, anche questo romanzo può essere considerato il risultato di un lavoro nato quasi per caso. «Il libro – spiega Mauro – si è praticamente scritto da solo. E’ cominciato, cinque anni fa, con un messaggio di posta ad un’amica, scritto di getto, dopo aver ricevuto una foto scattata sulle coste siciliane. Poi, dopo qualche giorno, lo legge e mi risponde “Sai che sembra l’incipit di un libro?”. E così, eccoci qua». Pagina dopo pagina, la storia del protagonista si intreccia con quella del lettore che si rispecchia in lui, nelle sue più grandi paure, che diventano le paure di tutti. Non più le sue o le nostre. Solo essendo liberi si riesce a restare a galla, con la speranza di avvistare, finalmente, la terraferma. «Vorrei offrire al lettore – conclude Stefano Mauro – la possibilità di ritagliarsi uno spazio sospeso e senza tempo, all’interno del quale poter riflettere sul fatto che, in fondo, tutti noi, con le nostre differenze e tratti che ci rendono unici, non siamo poi così diversi».

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