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Laino B. Nuove scoperte nel sito archeologico di Santa Gada, forse un luogo di culto lucano riferibile ad una divinità femminile che in questo luogo doveva essere venerata

by Anna Rita Cardamone
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Siamo in Calabria, precisamente a Laino Borgo, abbiamo visitato il sito archeologico teatro di molte scoperte e di altre ancora da fare.
Il sito è quello di Santa Gada. Le indagini archeologiche sono iniziate nel 2018 a seguito di un gran numero di rinvenimenti e notizie circolanti già dal 1600. Una ricognizione porta alla luce materiali di grande pregio.
Nel 2018 il vero e proprio scavo diretto dell’Università di Messina nella persona del Professore Fabrizio Mollo, docente dell’Università e direttore del MUGEPA, il museo di Rotonda.
Lo scavo di quest’anno mette in luce un grandissimo insediamento di epoca Lucana che si estende su decine di ettari in ottimo stato di conservazione.
L’ultima campagna di scavi, sottolinea il Prof. Mollo, “sta dando la possibilità di scoprire probabilmente un luogo di culto lucano, sicuramente riferibile ad una divinità femminile che in questo luogo doveva essere venerata. I frammenti di un muro, che delimitava probabilmente un luogo dove avvenivano tutti una serie di riti di tipo sacro; mentre dall’altra parte stiamo scavando un sistema di raccolta e canalizzazione delle acque all’ interno di una vasca con una serie di apprestamenti che sono funzionali alla raccolta dell’acqua e probabilmente alla lavorazione dell’argilla, inoltre, abbiamo individuato anche un quartiere produttivo.”
Un insediamento, quello di Santa Gada a Laino Borgo, che ha una sua strategicità perchè posto in un area che è raccordo, crocevia tra le aree di Lauria, il Lagonegrese e la Calabria e attraverso il valico di Campotenese, si accedeva facilmente a Sibari e alla Sibaritide. Un territorio che ha una sua importanza dal punto di vista topografico, importanza poi perpetrata nel corso dei secoli.
Novità assoluta e inedita sono i materiali che in questi giorni sono venuti alla luce, dopo anni di ricerche, che mostrano l’importanza e la ricchezza del sito che ci rimanda alla cultura greca che dominava tutta l’area più di 2000 anni fa.
Oltre ai rinvenimenti archeologici ci sono degli interventi non invasivi che vengono effettuati dall’Ente Parco del Pollino, così il geologo dell’Ente, Luigi Bloise.

“L’Ente Parco del Pollino è stato l’Ente che da subito ha creduto in questa grande ricerca. Dal 2018 la stiamo finanziando e precisamente abbiamo fatto un accordo di collaborazione con l’università di Messina; l’accordo di collaborazione prevede una ricerca congiunta, non solo un finanziamento dal punto di vista archeologico, perché abbiamo visto la straordinarietà di questo sito, ma stiamo facendo ricerche per capire perché questa grande città fosse stata di colpo abbandonata. Il motivo potrebbe essere un rischio naturale, probabilmente un grande sisma, dalle tracce archeologiche che vediamo, per cui abbiamo intersecato la ricerca archeologica con una ricerca col CNR e abbiamo fatto degli stendimenti sismici per cercare di capire se c’erano tracce e questo terremoto tenendo conto che stiamo all’interno di una grande depressione tettonica della Valle del Mercure per cui anche non trovando qui precisamente le tracce di quel sisma, stiamo cercando di investigare. Per adesso dalle indagini geofisico non è venuto fuori niente. Faremo delle indagini dirette su test schiacciati cercandoli di datare e poi cercandoli di corredarli al tempo dei terremoti di cui conosciamo con certezza la datazione in questa area”.

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